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Intervista a Edward Goldsmith, autore di GLOCALISMO (Arianna Editrice), ricordando l'incontro di San Rossore, il prossimo 18 luglio, a cui parteciperà in prima persona (insieme a I. Illich, V. Shiva, J. Bovè).
Ricordiamo altresì il suo ultimo libro «Ecologia della salute, della disoccupazione e della guerra» (Muzzio, Padova).
 
La Stampa  INTERNI Domenica 15 Luglio 2001
 
                  intervista IL MAESTRO INGLESE DEGLI ECOLOGISTI PARTECIPERà; IL
                  18 luglio AL «CONTRO-MEETING» DI SAN ROSSORE - PISA (ore 10 - 18.00)
 
                   Mario Baudino - La globalizzazione non può durare

                 

 IL suo modello sono le «società stabili» legate al
                  territorio, tradizionaliste, autoregolate, in fondo
                  collettiviste e a crescita zero, dove le nascite eguaglino le
                  morti. Detta così, può apparire un'utopia poco attraente, ma
                  Edward Goldsmith, seguitissimo maestro inglese di ecologisti e
                  antiglobalisti, è convinto che non ci sia altra alternativa
                  alla distruzione del pianeta. Prendere o lasciare. Lo dice dal
                  1969 sulla sua rivista, «The Ecologist», culla dei movimenti
                  ambientalisti internazionali, lo ha scritto nei molti libri di
                  cui parecchi tradotti in italiano. I più celebri sono «Il Tao
                  dell'Ecologia» (Muzzio) e «5000 giorni per salvare il pianeta»
                  (Zanichelli). Il più recente è «Ecologia della salute, della
                  disoccupazione e della guerra» (Muzzio).

Ha senso, professor Goldsmith, dire no al fenomeno in quanto tale, rifiutarlo in blocco?

«Si deve. Il commercio internazionale è
                  aumentato dal 1950 ad oggi di 18 volte. Se fossero state vere
                  le promesse, vivremo in paradiso. Invece la povertà cresce
                  come mai prima d'ora
»

I vostri avversari dicono che non è vero. Che, anzi, nell'Est è diminuita.

«E allora che cosa
                  rappresentano le foreste tagliate, l'estrema miseria delle
                  popolazioni, i colossali debiti esteri? In India c'è sempre
                  fame e carestia. La risposta è che non si può immaginare di
                  nutrire il mondo a questo modo, trasformando le popolazioni in
                  importatori ed esportatori di cibo, costringendo i Paesi
                  poveri a comprare progetti per infrastrutture dagli effetti
                  disastrosi, come per esempio le dighe
»

Su questo anche le organizzazioni «ufficiali» hanno detto basta. Si è riconosciuto che i grandi sbarramenti fluviali sono dannosi.
                 

«E' tardi. Le faccio ancora l'esempio dell'India, dove 54
                  milioni di contadini sono stati cacciati dalle loro terre, per
                  finire negli slums delle metropoli. Taiwan, la Cina, la Corea
                  e lo stesso Giappone hanno perso più della metà del loro suolo
                  fertile, l'acqua scarseggerà spaventosamente nei prossimi
                  anni, si arriverà a due terzi della popolazione mondiale in
                  stato di carenza: dovrà essere importata, come accade per il
                  cibo. Si vuole creare un paradiso per le multinazionali,
                  rimuovendo le regole che proteggono i poveri e le comunità
                  locali. Il G8 lo fa sistematicamente
». Niente dialogo, quindi?
                  «Guardi, la globalizzazione è un fenomeno temporaneo, che non
                  può durare. Pensi alle crisi finanziarie che costellano questi
                  nostri anni. La gente se ne sta accorgendo, il movimento è
                  sempre più forte, anche se abbiamo tutti contro. La politica
                  di Bush porta verso l'estinzione dell'umanità: ma in tal caso
                  non ci sarà più economia, non ci sarà più nulla. Credo che le
                  cose stiano cambiando. Bisogna preparare il collasso di questo
                  sistema, che arriverà comunque
»

Come pensa di convincere la gente a dire addio alla modernità, e vivere in comunità di tipo tradizionale, autosufficienti, povere e austere? Non c'è in esse una cifra totalitaria?

«Totalitario è il Wto, l'Organizzazione mondiale sul commercio, che impone a tutti le
sue leggi
».

Quale spazio di libertà prevede nella «società stabili» da lei prefigurate?

«Io credo nei doveri verso la
                  famiglia e la comunità, nell'idea di religione e di
                  tradizione. Orribile è la società individualistica,
                  atomizzata, di massa. Non c'è libertà ma solo Coca Cola,
                  organismi geneticamente modificati e Mc Donald's
»

E crede nella distinzione tra destra e sinistra?

«Abbiamo visto che i
                  governi dell'una e dell'altra parte non fanno nulla per la
                  gente. Temo sia da questo punto di vista una differenza
                  irrilevante
»

 
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